Perché il discorso di addio di Totti ci ha commosso ​tutti e ​così tanto?
Perché si è mostrato assolutamente 'comune', simile a tutti noi nella sua resistenza al cambiamento, nella difficoltà ad accettarlo, nell'incapacità di lasciar andare il passato senza rimpianti, in quella di volgersi fiducioso al futuro, consapevole di un ​necessario ​periodo di confusione da affrontare per vedere delinearsi chiaramente una nuova, soddisfacente situazione da abbracciare.


Chissà se a Francesco Totti qualcuno ha mai parlato di 'transition management', di gestione efficace delle transizioni. Tutte le transizioni, quelle personali e quelle organizzative​, ​perché anche le organizzazioni esistono attraverso le persone che danno loro vita.
​Quando ho cominciato a studiare il transition management e il transition coaching, la prima cosa che ho trovato interessante del modello di William Bridges è ​stata ​il suo mettere il focus sulla transizione e non sul cambiamento​. ​
Il cambiamento​, infatti,​ è qualcosa che accade alle persone, anche involontariamente. La transizione, invece, è interna: è ciò che accade nella mente delle persone mentre attraversano ​quelcambiamento.

​I​l cambiamento​, dice Bridges,​ è qualcosa che arriva su di noi da fuori e istantaneamente​.​
​A​nche i cambiamenti a lungo preparati, infatti, si compiono in un istante: fino a un certo punto c'è ancora qualcosa della vecchia situazione a cui possiamo aggrapparci. Poi, in un istante, non c'è più nulla.
Prenderne atto coraggiosamente e con senso di realtà ( anche se quasi sempre non senza dolore) è solo il primo passo, cruciale, per avviare l'indispensabile transizione quel cambiamento ci ​richiede​ per tornare a sentirci bene, dentro e fuori di noi.
Questa transizione non avviene in un istant​e​​,​ è sempre un processo, non un dato, un processo intimo e personale, molto personale. Per questo non possiamo sapere a priori quanto durerà e come si svolgerà.
Che tenerezza vedere lo sguardo smarrito di Francesco, il capitano, il capitano di tutti, non solo dei romanisti, e ascoltare l'autenticità della sua confessione: fino ad oggi ho avuto la certezza di sapere chi fossi, un calciatore​ della Roma​​!​
​"Adesso ho paura. Non è la stessa cosa che si prova quando sei davanti alla porta e devi segnare il calcio di rigore, questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà dopo". Oltre​ la rete l'ignoto che spaventa.
Ma perché il futuro dispieghi tutto il suo potenziale, caro Francesco, è necessario che tu, intimamente ​e del tutto, ti separi da quello che sei stato finora, un grande calciatore della Roma​, ​il grande capitano.

Sono certa che continuerai ad essere un grande uomo e che, con l'intelligenza e l'umiltà che ti contraddistinguono, saprai riorganizzare i tuoi talenti per stupirci ancora con una storia nuova, del tutto nuova.
Per cominciare il cammino efficace e soddisfacente verso il nuovo, però, devi fare dentro di te, non solo allo Stadio Olimpico con tutti noi, la tua personalissima cerimonia del 'letting go', com lo chiamano gli anglosassoni. ​Perchè sebbene tu abbia detto "ora è finita veramente, mi levo la maglia per l'ultima volta, la piego per bene", hai pure detto "anche se non sono pronto a dire basta e forse basta non lo sarà mai", e tutto il tuo corpo lo diceva insieme alla tua voce.
Per tutti noi, come per il capitano Totti, "spegnere la luce non è facile". Non lo è addirittura quando un cambiamento l'abbiamo voluto, desiderato, costruito. E quanto è anche doloroso quando invece ci arriva addosso, indesiderato, e si infrange sulla nostra impotenza?
Eppure lasciar andare è l'unica cosa da farsi per non subirlo passivamente.

Se vogliamo davvero aprire una nuova stagione di pienezza nella nostra vita, dobbiamo saper lasciar andare. Ringraziare ciò che è stato (bello o brutto che sia), salutare e lasciar andare.

Solo così avremo a disposizione tutte le nostre energie e i nostri talenti per affrontare un periodo - quello che Bridges chiama 'neutral zone' - che è indispensabile attraversare e per il quale servono coraggio, curiosità del nuovo e amore del futuro.
La zona neutra è disorientante, un luogo di limbo dove, idealmente , dobbiamo stare. 'Seduti accanto' ai nostri sentimenti, ricchi della nostra esperienza. Una sorta di moratoria dall'attività tradizionale delle nostre esistenze quotidiane. Sarebbe molto più facile se una transizione, come un cambiamento , potesse verificarsi entro un'ora o due!

Nella zona neutra, la vecchia realtà è andata ma la nuova non si è ancora manifestata pienamente. Nonostante questo, spesso, essa può essere un tempo segnato da un sacco di attività. Oppure, al contrario, può anche essere un tempo vuoto nel quale non molto sembra accadere. In entrambi i casi, la zona neutra è una fase durante la quale il futuro non è chiaro ma il passato è passato, anche se il sistema a volte può sembrare ancora lì. L'importanza di tutti gli elementi che lo compongono, però, potrebbe essere radicalmente cambiata, modificando in maniera sostanziale il loro significato per noi.

Questo è un processo facile da spiegare , ma spesso molto scomodo da gestire, soprattutto per coloro che amano avere visioni chiare e definite di se stessi e del mondo. Per reazione, allora, molte persone cercano di mettere in atto il nuovo il più rapidamente possibile, anche se non sono emotivamente pronti e........... falliscono.

Il processo di cambiamento che avviene dentro di noi ha bisogno del suo tempo - e anche del suo dolore, della sua confusione - non ci sono sconti. E' nella natura umana. Esserne consapevoli aiuta a mantenere serenità d'animo e fiducia nel futuro mentre dentro di noi maturano le nuove scelte e fuori di noi si ricompone un diverso contesto.

Poi un giorno, quasi senza accorgercene, ci ritroviamo nel nuovo e lo riconosciamo come tale - è il 'new beginning', la terza fase individuata da Bridges. Siamo decisamente e inequivocabilmente in un altro capitolo della nostra storia e quello che emerso, dentro e fuori di noi, merita tutta la nostra cura, per svilupparsi in maniera armonica e dare frutti soddisfacenti.

E il capitano? Gli auguro di essere capace di vivere fino in fondo la sua transizione nel nuovo scoprendo che può essere anche qualcos'altro - ancora grande e ancora in grado di ispirare tutti noi - o può fare ancora il calciatore ma in un modo diverso, magari mai visto prima, ma certamente all'altezza della sua grandezza.
Grazie Francesco per averci fatto sentire tutti accomunati nella nostra vulnerabilità, ti auguro di esserci ancora di ispirazione. Questa volta per mostrarci una gestione sana e serena della tua personale transizione nel cambiamento.

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