Tutto ha avuto inizio in una giornata di settembre del 1982, giorno del mio primo vero colloquio di lavoro in una grande azienda padronale.

Il direttore del personale di allora, che è oggi una persona molto nota, parlando con me che avevo vent'anni, ero al terzo anno di filosofia e stavo cercando di capire quali potessero essere le mie opportunità di lavoro, mi disse, con aria abbastanza sconsolata,: “Signorina, ma secondo lei, in una compagnia di assicurazioni io cosa ci faccio con una che studia filosofia?”.

Ecco, a partire da quel momento ho passato tutto il  resto della mia vita a dimostrare che con una che ha studiato filosofia ci si può fare qualcosa di buono. E questo mi è stato via via più chiaro andando avanti con il mio lavoro che ho sempre svolto, in maniera più o meno manifesta, potremmo dire 'praticando' la filosofia. 

In quell'azienda poi sono stata assunta e mi sono trovata, quasi subito, a lavorare nella funzione Personale & Organizzazione. Grazie a questa opportunità, contemporaneamente al completamente dei miei studi originari, ho dovuto - e ho potuto - apprendere tantissimo sia nell'ambito della gestione e sviluppo del personale che in quello dello sviluppo organizzativo. In seguito, nella mia vita, ho lavorato a lungo come consulente in una grande multinazionale della consulenza direzionale e poi ho continuato con una carriera manageriale in grandi aziende.

Accanto alle responsabiltà più tradizionali nell'ambito della cosiddetta funzione HR - Human Resources, ma io preferisco continuare a chiamarla Personale & Organizzazione (una volta dedicherò un post a illustrarne il perché) - potrei dire di essermi, in qualche maniera, sempre occupata di start up, quindi di cose nuove. Mi piace sottolineare questo perché, se qualcuno mi chiedesse in cosa la filosofia mi ha aiutato, sicuramente mi soffermerei su quattro cose: in primo luogo nell'essere molto curiosa, poi nel non avere mai un'idea definitiva ma essere pronta a rimettere sempre in discussione tutto, ancora nell'avere una grande capacità immaginativa e quindi nel riuscire a visualizzare lo sviluppo delle cose fino alla fine del processo.

Posso affermare che la filosofia mi ha consentito di sviluppare grandi capacità logiche, è molto facile infatti per me riconoscere le contraddizioni nei sistemi e nelle procedure delle organizzazioni, con molta velocità riesco a individuare le fallacie logiche e i punti in cui si fanno dei salti logici, dove i ragionamenti non stanno in piedi, dove si è dimenticato qualcosa.

Un’altra abilità sviluppata grazie alla filosofia è quella di saper essere aperta al nuovo e al diverso, comprendere che spesso la soluzione individuata per un problema non è necessariamente 'la' soluzione con la S maiuscola, ma qualcosa legata al contesto, al momento e alle persone coinvolte; esiste dunque sempre la possibilità di leggere gli eventi in maniera diversa, vedere qualcosa che ci suggeriscono altri e che noi non abbiamo visto o immaginare soluzioni più efficaci.

Questa impostazione mentale, questa apertura, mi ha aiutato moltissimo nel corso della vita professionale e non solo, e spesso mi ha anche consentito di proporre soluzioni inedite ed efficaci per le organizzazioni in cui ho lavorato.

Poi, a un certo punto, dopo aver trascorso molti anni in azienda, ho deciso di cambiarla completamente - la vita - e di cominciare a fare l’imprenditrice, aprendo una mia società alla quale, non a caso, ho dato il nome di Bottega Filosofica, preludio a quello che sto per raccontare.

Tempo fa, trovandomi a lavorare con un gruppo di giovani laureati e laureandi in filosofia nell’università di Roma Tre e parlando loro di organizzazioni e di professioni, mi sono resa conto che non riuscivano a vedere una propria collocazione nel mondo delle imprese e delle organizzazioni in genere - come filosofi, intendo - e manifestavano una gran quantità di seri pregiudizi circa l'utilità della loro competenza all'interno di un’organizzazione. 

Al contrario io ritengo che una competenza filosofica, oggi, sia qualcosa di estremamente utile e attuale, una risorsa preziosa in un momento nel quale si ha un grande bisogno di comprendere, di vedere in controluce, di cogliere l'unità, la complessità dei sistemi e non i singoli elementi separati, di immaginarne l'evoluzione possibile. Ma, molto spesso, un laureato in filosofia viene preso in considerazione nel mondo del lavoro solo per ruoli di carattere amministrativo, oppure, quando 'gli va benissimo', riesce a entrare nell'area HR.

Mi sono a lungo chiesta il perché di questo e mi sono data alcune risposte: i ragazzi che si laureano in filosofia non sanno nulla delle organizzazioni, non esiste infatti nel loro percorso accademico un momento dedicato alla conoscenza delle organizzazioni o qualcuno che spieghi loro come e quanto la filosofia possa essere utile in quei contesti. Gli studenti in filosofia spesso ignorano il linguaggio delle organizzazioni e dell'economia e questo, chiaramente, rende difficile il loro ingresso nel mondo delle aziende.

Questa 'ignoranza', l’estraneità rispetto al linguaggio delle organizzazioni alimenta spesso in loro pregiudizi che condizionano ulteriormente il loro inserimento professionale.

Uno studente che si laurea in filosofia talvolta poi sceglie di iscriversi a un master in HR perchè intuisce che potrebbe avere un’opportunità di questo tipo all'interno di un’organizzazione e, anzi, spesso crede che sia una tra le poche al di fuori dell'insegnamento. Raramente nella mia vita ho incontrato laureati in filosofia che facessero poi un master in marketing, business intelligence o pianificazione e controllo. Non parlo a caso di queste cose perchè secondo me sono ambiti nei quali la competenza filosofica sarebbe molto preziosa.

Alla luce di queste riflessioni con alcuni amici abbiamo pensato di mettere in campo le nostre competenze e darci una sorta di sfida: quella di creare una sorta di MBA per laureati in discipline umanistiche per metterli nelle condizioni di candidarsi per ruoli che non fossero esclusivamente quelli citati in precedenza.

Così è nata la Scuola Superiore di Filosofia in Pratica che offriva un percorso di alta formazione per laureati in discipline umanistiche che avevamo chiamato MUNuS - Management Umanistico per il NUovo Sviluppo.

Abbiamo provato a lanciare il progetto, a promuoverlo, a  parlarne in giro, ma ci siamo ben presto resi conto che forse il momento storico era sbagliato. La crisi già mordeva al punto che anche le grandi organizzazioni universitarie si trovavano in difficoltà a proporre master. Gli interessi di chi decideva di investire in un master, infatti, sembravano più rivolti più alle opportunità di lavoro che potesse offrire facendo entrare in contatto con le aziende, che non al contenuto. Noi eravamo una start up e non eravamo nelle condizioni di offrire un’esperienza di questo tipo.
Per questo, a un certo punto, abbiamo deciso di abbandonare per il momento l’iniziativa, le altre persone coinvolte si sono dedicate ad altro ed io ho congelato il progetto in attesa di tempi migliori.

Poi, all’inizio dello scorso autunno, ragionando sulle possibili evoluzioni di Bottega Filosofica, e dopo aver 'smaltito' la delusione per la mancata realizzazione del progetto MUNuS, ho avuto un’ intuizione: mi sono resa conto che, purtroppo, per molti - troppi -, la parole 'scuola' accanto a 'filosofia' e a 'superiore', non solo non risultavano attraenti ma, addirittura, parevano avere un affetto repellente.

A distanza di tre anni, dopo aver tenuto questo progetto nel cassetto, ho sentito che i tempi potevano essere diventati maturi per 'tirarlo fuori' di nuovo ma che gli andava data, in qualche modo, una nuova vita dando vita.
Forse l'approccio migliore poteva essere creare una sorta di 'contenitore' (come usano dire gli anglosassoni) di apprendimento nel quale si potesse acquisire 'quel' particolare sguardo filosofico, utile per lavorare all'interno delle organizzazioni.

Così, con vecchi e nuovi compagni di viaggio, abbiamo iniziato a ragionare nuovamente sul progetto a partire proprio da un'evoluzione nel suo nome, per rendere più espliciti i contenuti della nostra proposta e più attraente la nostra iniziativa. 

Abbiamo così immaginato questo contenitore come un ambiente in cui le persone potessero riflettere sul mondo, sulla realtà, sul futuro e su se stesse praticando, dunque, sia la riflessione che la riflessività.

L’obiettivo è quello di 'mettere in pratica' la filosofia, e di farlo in relazione al mondo delle organizzazioni e del management, non per il semplice gusto di essere sofisticati ma, piuttosto, per fondare azioni e decisioni più efficaci, davvero efficaci. Questo ci ha condotto alla scelta del nuovo nome: Reflective Management Academy.

Abbiamo scelto di focalizzarci sulla parola 'management' e non leadership, pur essendo quest'ultima il focus di molte nostre attività, per due motivi:  in primo luogo perché in Italia la parola leadership è spesso utilizzata in modo molto ambiguo e confuso, in secondo luogo perché una competenza filosofica è utile - necessaria - non solo quando ci si trovi a guidare qualcuno. E' fondamentale in qualsiasi situazione in cui si abbia la responsabilità di gestire risorse per farle fruttare per ottenere dei risultati.

Oggi il nostro 'nuovo' progetto non è rivolto soltanto ai giovani in procinto di entrare nel mondo delle organizzazioni, ma anche, e nel primo momento, soprattutto a chi nelle organizzazioni già opera e prende decisioni. 

La Reflective Management Academy non nasce per offrire solo master o simili ma avvierà iniziative e offrirà percorsi anche brevi o modulari - tagliabili su misura - Ve ne parlerò presto, siamo in pieno 'work in progress' e dunque ancora tanto in evoluzione!

 

L'iimmagine è Harlequin leaning, un'opera di Pablo Picasso (1901)

 

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